I giardini di Palazzo Reale sorgono in un'area che è sempre stata tenuta verde dai regnanti di Napoli a partire dalla fondazione di Castelnuovo con gli
Angioini, alla fine del XIII secolo. In epoca vicereale il giardino fu sistemato a parco con viali, statue e "giardini segreti". Un ponte, costruito nel 1574, lo collega alla fortezza di
Castelnuovo. Nel Settecento ospitò la fabbrica delle porcellane. I lavori dell'arch. Genovese interessarono anche i giardini reali che furono oggeto delle cure del botanico Federico Corrado Denhart che, tra il 1842 e il 1843, insediò un gran numero di piante - magnolie, lecci, piante rare (Persea indica, Strelitzia
niccolai, Cycas revoluta...) - di grande varietà e cromatismo. Il giardino ebbe un nuovo disegno romantico "all'inglese" con aiuole e vialetti sinuosi alla ricerca di inedite vedute sul golfo, il Vesuvio e la collina di San Martino e divenne ambita meta dei viaggiatori a Napoli nell'Ottocento. Fu anche cinto in quegli anni da una magnifica cancellata in ferro con lance a punta dorata, su cui si apre dal 1926, proprio di fronte a
Castelnuovo, un ingresso delimitato da statue in ferro di Palafrenieri (ma conosciute col nome di "cavalli di bronzo"), opera del barone Clodt von
Jurgenburg, dono dello zar Nicola I a Ferdinando II in ricordo della visita del 1845 ed inizialmente collocate su un ingresso, poi chiuso, su Via San Carlo. In fondo ai giardini scendendo per una rampa si trovano le Scuderie ottocentesche, oggi recuperate ad un uso
espostivo. Di fronte alle Scuderie è il maneggio degl'anni ottanta dell' '800, sulla via di essere recuperato alla reggia. Alle trasformazioni ottocentesche dobbiamo anche un altro piccolo giardino chiamato "Giardino Italia" che si affaccia su Piazza Trieste e Trento, decorato con camelie e "palme di San Pietro". Al centro è la scultura marmorea di Francesco Liberti raffigurante L'Italia (1861); sul tamburo sono i simboli di province italiane. Il giardino immette in un portico decorato da copie in gesso (ca. 1830) di statue antiche del fondo farnesiano (da sinistra: Flora, Ercole, Minerva, Pirro e Astianatte).
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